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Il fattore Erdogan

Data ultimo aggiornamento: 07/02/2022

La Turchia è sicuramente una realtà politica molto meno “appariscente” di Russia e Cina. Va però dato atto alla leadership di Ankara di essersi saputa districare in una pluralità di scenari complessi arrivando ad affermarsi come potenza regionale, in equilibrio precario tra la NATO di cui continua a far parte, e l’alleato/nemico russo. Questo equilibrio precario ha giovato molto a Mosca e Ankara per gestire un gioco a due fatto di destabilizzazioni e di successive ricomposizioni dei conflitti. Proprio la precarietà di questo equilibrio potrebbe però provocare rotture improvvise e inattese, tanto più plausibili quanto più le azioni turche diventano sfide aperte. Nel considerare i rischi del fattore Erdogan non possono essere in alcun modo dimenticate le conseguenze della svolta autoritaria interna diventata ancor più pressante dopo il controverso tentato colpo di stato del 2016 sia sul piano del sovvertimento in senso autocratico delle istituzioni politiche che su quello della repressione delle idee. Anche l’economia viene trattata da Erdogan come una sorta di campo di battaglia. I timori legati al possibile rallentamento economico sono stata, quindi, la ragione principale che ha portato il regime a sfidare i mercati internazionali facendo pagare un prezzo pesantissimo alla lira turca. Sul finire dell’anno infatti la valuta è via via scivolata fino aI minimi storici. La caduta è stata innescata nella battaglia ingaggiata con la Banca Centrale sul tema dei tassi. Caucaso, MedioOriente, guerra ibrida sull’immigrazione, Libia, Cipro, Mediterraneo Orientale, creazione di una rete islamista in Europa, destabilizzazione dei paesi MENA attraverso i partiti affiliati all’organizzazione dei Fratelli Musulmani, Armenia, repressione e fine della libertà di stampa, manipolazione politica dell’economia … e la lista potrebbe continuare a lungo con il contrasto con la Grecia, la vendita di armi in Africa, ecc. Ce n’è abbastanza per ponderare con estrema attenzione il giudizio sul regime di Erdogan e classificarlo come uno dei principali fattori di destabilizzazione su scala sovra regionale. Dalle iniziative della leadership turca nascono, infatti, continuamente elementi di destabilizzazione che possono sfociare in crisi anche geograficamente molto vicine, crisi che possono aprire orizzonti non prevedibili con conseguenze molto pesanti.

 

Approfondimento – Report analitici

La sezione raccoglie i report di BM&C Società Benefit che presentano nel dettaglio le situazioni di crisi che competono ai vari scenari.

Turchia: il tentato golpe accende una nuova fiammata di instabilità ai confini dell'Europa


La notte tra il 15 e il 16 luglio le televisioni hanno portato in tutte le case del mondo le immagini del tentato golpe militare in Turchia. Da quel momento le vicende politiche di Ankara hanno subito una brusca accelerazione: il Presidente Erdogan ha approfittato dell'occasione per realizzare un'epurazione senza precedenti dell'apparato statale. Non sappiano oggi quali saranno i punti di caduta di questa azione e probabilmente essi sfuggono anche agli artefici di questa svolta. Allo stesso modo non riusciamo a inquadrare con precisione gli eventuali effetti sull'economia europea. Non possiamo però commettere l'errore di interpretare questi avvenimenti confinandoli in una mera questione interna alla Turchia. La posizione e il ruolo strategico del paese rivestono una enorme rilevanza per l'Europa in un momento in cui il vecchio continente sta attraversando la fase forse più delicata della lunga e ininterrotta stagione di pace e di prosperità inaugurata con la fine della seconda guerra mondiale. Oggi ci troviamo in una condizione di equilibrio quanto mai instabile e precari e, come sempre avviene in questi casi, tutte le istituzioni vivono una estrema fragilità mentre le società manifestano una ipersensibilità al variare dei fattori esterni. Si pensi, solo uno fra i tanti, all’emergenza dei rifugiati, per la cui soluzione risulta essere determinante la collaborazione della Turchia. (Documento chiuso il 1 agosto 2016)
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Il Mare come nuovo scenario geopolitico Terza parte: le ambizioni turche nel Mar Mediterraneo


Nell’ultimo decennio, il Mar Mediterraneo è diventato centrale per gli interessi geopolitici dei paesi che vi si affacciano, diventando uno straordinario incubatore di nuovi rischi. L’interesse per il dominio del mare è cresciuto ulteriormente dopo la scoperta, nella zona orientale, di importanti giacimenti di gas naturale. Nel 2010 la US Geological Survey, ha pubblicato uno studio in cui stimava la presenza di quasi 10 trilioni di metri cubi di gas, 1 nell’area del Levante, situata nella parte più orientale del Mediterraneo e compresa tra il bacino israeliano e quello egiziano. E’ stata poi la scoperta del grande deposito offshore dell’Egitto, Zohr2, a spingere i paesi verso una vera e propria corsa alla ricerca e allo sfruttamento dei relativi spazi commerciali. Inevitabilmente questo ha creato conflitti e riportato alla luce tensioni mai risolte tra gli Stati, relative alla disposizione dei confini marittimi, in particolare tra Grecia, Cipro e Turchia.
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